Le negoziazioni sulla Brexit tra Londra e gli ( ex ) partners europei hanno avuto inizio nel corso della giornata di ieri, il 19 Giugno, in una giornata che ha seguito una ulteriore notte di sangue a Londra con il brutale attacco alla moschea di Finsbury Park compiuto dal 47enne Darren Osborne.

Queste negoziazioni hanno visto come protagonisti David Davis, Ministro della Brexit e fautore della ‘Hard Brexit’ di lungo corso e Michel Barnier, Capo negoziatore per la Brexit della UE da Novembre 2016 e membro del Partito Repubblicano di lungo corso, con precedenti incarichi di rilievo sia in Francia che nella Commissione Europea ( per citarne solo due, Ministro degli Esteri dal 2004 al 2005 nel governo di Jean-Pierre Raffarin e Commissario per il Mercato Interno e i Servizi nella Commissione Barroso).

L’ esito della prima giornata di negoziazioni, in un clima politico che in pochi prevedevano mesi fa ( Theresa May non solo non è riuscita ad ottenere la maggioranza schiacciante per i Conservatori che si prefiggeva ma ha perso quella ottenuta nel 2015 , dovendo optare per un accordo per un governo di minoranza supportato dal Democratic Unionist Party, partito nord-irlandese caratterizzato dalle radicali posizioni anti-abortiste, anti-omosessuali, anti-darwiniane e dai legami con gruppi terroristici unionisti) è stato generalmente accolto dalla stampa britannica come una vera e propria capitolazione da parte britannica.

Un motivo di questa visione, riportata dal Guardian la si può attribuire anche alla ammissione da parte degli stessi ufficiali britannici di non aver preparato specifiche carte per le negoziazioni, contrariamente alle controparti europee ma di essersi affidati alla Carta del governo di 77 pagine sul tema e al discorso alla Lancaster House di Theresa May che inaugurò il filone della Hard Brexit.

Il Telegraph ha invece evidenziato come sia Davis che Barnier abbiano invece sostanzialmente bocciato in ultima analisi le prospettive di Soft Brexit; in questo caso tuttavia non ci troviamo solo davanti alle tradizionali differenti visioni di due storici quotidiani britannici ma anche alla ampia confusione e incertezza del momento, con le dichiarazioni di poco fa del DUP che sottolineano il fatto che l’ appoggio al Governo non può essere dato per scontato.

Due punti netti che possono essere colti dalla giornata di ieri restano tuttavia il fatto che qualsiasi discussione commerciale dovrà essere rimandata in seguito alla discussione pecuniaria sui termini del ‘divorzio’ britannico da Bruxelles e non di meno la prova che Londra al momento non potrà avere molta voce in capitolo sui tempi delle negoziazioni.

Sul fronte interno, l’ accordo col DUP ha suscitato malumori e dubbi forti anche da parte dell’ ex Primo Ministro John Major e il leader del Sinn Fèin Gerry Adams si è recato negli scorsi giorni a Londra per incontrare Theresa May e chiarire quanto il suddetto crei profondi problemi per gli accordi di pace del Venerdì Santo e i delicati equilibri in Irlanda del Nord.

Oltre a questo, il Governatore della Banca di Inghilterra Mark Carney ha dichiarato in un discorso alla Mansion House che la Brexit avrà un effetto rovinoso sul Regno Unito.

Inutile dire che le prossime ore e i prossimi giorni andranno osservati con grande attenzione per capire i futuri equilibri e non di meno per intendere se e quanto potrà durare la leadership di Theresa May…..

 

 

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