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376 giorni fa i cittadini e le cittadine del Regno Unito votarono a favore della uscita britannica dalla Unione Europea, a seguito di una campagna referendaria con mantra quali il famoso hashtag #takebackcontrol e la possibilità per il Paese di poter recuperare la sua ‘sovranità’ e chiudere le porte a rifugiati , migranti e non di meno, per terminare la libertà di movimento dei cittadini della Unione Europea.

L’ esito delle elezioni dell’ 8 Giugno , con la perdita della maggioranza per i Tories del Primo Ministro May e l’ accordo per un governo di minoranza con il partito unionista nord-irlandese DUP ( foriero di tensioni per i delicati equilibri in Irlanda del Nord) e il grande successo del Labour di Jeremy Corbyn hanno rimescolato del tutto la situazione?

Le tematiche del controllo dei confini hanno decisamente avuto una influenza differente e inferiore sul dibattito elettorale rispetto allo scorso anno, come hanno sottolineato Fizza Qureshi Nazek Ramadan ( rispettivamente Direttrici di Migrant’s Rights Network Migrant Voice ) nel corso delle interviste che ho realizzato con loro per il mio pezzo su Open Migration sul futuro del sistema per i richiedenti asilo nella attuale fase di incertezza politica britannica.

Inoltre il grande influsso di voto dei giovani, influsso che non ha favorito il partito al governo si inserisce a sua volta in una maggiore attenzione ai temi economici, alle prospettive del futuro, alla incertezza di una intera generazione e al supporto alla spesa pubblica in settori quali il National Health System ( NHS ).

La questione economica rappresenta certamente uno degli aspetti principali e proprio a fine Maggio il tasso di crescita economico britannico aveva evidenziato un incredibile ribasso nel contesto dei Paesi del G7, con una crescita dello 0,2% pari a quella del Belpaese.

L’ andamento delle negoziazioni tra Londra e Bruxelles, al momento, sta progressivamente rilevando il fatto che il Regno Unito , oltre a non poter determinare i tempi delle discussioni dovrà plausibilmente scegliere se cedere sul fronte della libertà di movimento ( scelta che non viene vagheggiata nè dalla ‘offerta’, nei fatti per nulla generosa di Theresa May nè dal campo del leader Laburista, in quanto Corbyn ha più volte sottolineato che con la uscita ufficiale dalla UE la libertà di movimento dovrà terminare a sua volta).

Tuttavia, Corbyn ha più volte ribadito che come Primo Ministro su questo fronte garantirebbe nei minori tempi possibili il diritto dei tre milioni di cittadini europei nel Paese a restare; le divisioni sul fronte del mercato unico e le posizioni del leader porteranno nuovi malumori nella pancia del Labour? Di fronte al crescente favore che Corbyn sta raccogliendo, tali malumori non sembrano al momento poter scalfire la sua leadership.

James Chapman, ex capo dello staff del Ministro per la Brexit David Davis ha sottolineato quanto la attitudine ‘assolutista’ di May di abbandonare la Corte di Giustizia Europea abbia reso il lavoro del Ministro ancor più complicato.

In tutto questo, si preannuncia all’ orizzonte un ‘Brexodus’ a partire da questo anno, un imponente abbandono del Regno Unito da parte dei cittadini europei in uno scenario dove non vengono presentate concrete assicurazioni sul loro futuro status e dall’ altro lato crescono i malumori tra i cittadini britannici nella Unione che vedono in modo altrettanto dubbioso le loro prospettive.

Inoltre, quanto a lungo il Primo Ministro Theresa May potrà contare di portar avanti il suo Governo, tra crescenti pressioni nazionali, europee ed interne agli stessi Conservatori? Non va poi dimenticato il fatto che l’ accordo con il DUP potrebbe presto rivelarsi non semplicemente instabile e oltre a questo prevede una scelta di campo e fazione nella parte più turbolenta del Regno Unito.

Di certo non si vedono gli zombie veloci nella Londra deserta o Cillian Murphy di “28 Giorni Dopo” ma il Regno Unito 376 giorni dopo resta un Paese ancora fortemente diviso e dal futuro incerto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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